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SIAMO GOCCIOLINE_prove di scrittura – GiornalISIS

SIAMO GOCCIOLINE_prove di scrittura

 

Il racconto parla di un viaggio secondo la  prospettiva di una gocciolina d’acqua che parte da un cumulo di neve su un tetto e vede il bello e il brutto del mondo in un ipotetico viaggio tra fiumi, mari, e molto altro.

E’ una fredda mattinata in città e il sole sta sciogliendo la neve sui tetti. Le gocce, raccolte dalla grondaia di una palazzina, scendono lungo un tubo per poi lentamente gocciolare dall’estremità del tubo  sul marciapiede, a pochi centimetri da terra. Da quando si è rotta, nessuno ha mai sistemato quella vecchia grondaia. Tra tutte le gocce che cadevano ce n’era una particolare, sembrava non voler abbandonare l’estremità di quel tubo, le ci vollero parecchi minuti per abbandonarsi alla gravità. Una volta caduta si unì a un piccolo rivolo e finì in un tombino. L’atmosfera all’interno era cupa, la gocciolina si trovava in una cisterna, con un tubo di uscita su un fianco, al buio. L’unica fonte di luce era la tenue luce di una mattina nuvolosa che filtrava attraverso i fori del tombino. Di colpo, trascinata da un potente flusso, la gocciolina uscì dal tubo e da lì fu buio. Passarono i giorni e la gocciolina passava da momenti di calma a veloci spostamenti, attraverso chilometri di tubi, dai più grossi ai più stretti e veloci. In quel labirinto di tubi si succedevano valvole, bivi, pozzi, l’unica costante era il buio più totale.

Ora la situazione era diversa, calma, la gocciolina viaggiava in un enorme tubo, il flusso era lento e costante. Improvvisamente qualcosa cambia, non si capisce cosa di preciso. Qualche ora dopo la prima luce, un’apertura nel soffitto, l’enorme tubo, spesso parecchi centimetri, era crollato rivelando l’anima d’acciaio che teneva unito il cemento di cui il tubo era costituito. Passa ancora qualche ora e si vede la fine del tubo, un’ immensa luce entra dall’estremità del tubo. Pochi minuti dopo la goccia era vicina alla fine, all’uscita c’era il mare. Era una giornata nuvolosa, sopra le nuvole si succedevano i fulmini che illuminavano le nuvole e ne rivelavano le parti più spesse e quelle più sottili. Il mare era diverso dal fiume, era un continuo movimento, instabile, come instabili erano le onde che increspavano la sua superficie. Velocemente la gocciolina si trovava rimescolata e trascinata finché tutto non si stabilizzò, di colpo e il movimento divenne costante verso una direzione imprecisata. Ogni tanto la direzione cambiava, ci si avvicinava alle coste, alle volte sabbiose, con stabilimenti balneari deserti, altre volte ci si avvicinava ai porti dove grandi navi in movimento creavano turbolenze alzando la sabbia nella bassa acqua del porto. Un giorno però qualcosa di strano apparve, l’acqua non era limpida, c’era qualcosa di strano. Anche la temperatura era diversa, era più alta, era strana. Nell’acqua le impurità aumentavano di quantità, di grandezza, era plastica. Lo scenario era surreale, sacchetti di plastica, bottiglie e secchielli ovunque, ma il problema erano i pezzi più piccoli, lo scenario era incredibile: cadaveri ovunque, pesci di ogni dimensione, piccoli uccelli, tutti morti, intossicati. La temperatura si alzava e di colpo la gocciolina si ritrovò in superficie e poté vedere l’estensione di quella discarica. Di colpo la gocciolina divenne leggera e si alzò in aria, era una sensazione strana. Mano a mano che saliva l’orrore di quel luogo aumentava in quanto non se ne vedeva la fine, sembrava sconfinato. A un certo punto tutto divenne annebbiato. La gocciolina fluttuava, insieme a molte altre e si muoveva col vento, a tratti riusciva a scorgere il mare sottostante e a tratti vedeva il sole che la scaldava. Arrivò la sera e il vento si fece più forte, la nuvola si spostava a gran velocità. A un tratto un fulmine attraversò la nuvola come un coltello, era l’inizio di una tempesta, tutto era ora buio. I fulmini cadevano e molte goccioline si appesantirono e caddero mentre il vento rimescolava e spostava la nuvola. A tratti, vedendo il mare, la goccia scorgeva grosse imbarcazioni che procedevano indisturbate, quasi incuranti delle altissime onde che le colpivano. Si fece giorno e il vento si calmò. Il sole era alto e la nuvola era molto più sottile e meno densa, ora solo poche gocce cadevano al suolo. Di colpo anche la gocciolina, appesantita, cadde. Durante la caduta grandi campi, verdi, rigogliosi apparvero… finché la gocciolina non atterrò violentemente su un fiore, facendolo appena sobbalzare. Non ci volle molto perché la goccia cadesse a terra e, facendo slalom tra le radici, si trovò in un fiume che scorreva tra le rocce. Il fiume proseguiva poi all’aperto, si incontrava con altri fiumi e, talvolta, si divideva. La gocciolina prese una di queste biforcazioni, era un piccolo canale che scorreva in un letto di rocce, troppo piatte e precise per essere naturali. Ben presto il flusso si ruppe e la gocciolina precipitò. A prenderla al volo fu una pala di legno, come attaccata a una grande ruota con un perno…. chissà cosa sarà. Il flusso continuava poi naturalmente per poi immettersi nel fiume principale. Il viaggio continuò poi tra verdi prati e tratti sotterranei tra le rocce finché, d’improvviso la calma. Davanti solo un grande muro grigio, di cemento, tutto era calmo. Passarono i giorni, lì l’acqua ristagnava, era scura.

Un giorno un forte suono, della durata di pochi secondi, …..sembrava una tromba.

Alla fine del suono tutto si scuoteva, si rimescolava, si era creata una corrente che trascinava la gocciolina sott’acqua insieme a miliardi di altre gocce. Il rumore era assordante e il movimento veloce e inesorabile. Ben presto la gocciolina si trovò sparata a grande velocità nel vuoto, a questo punto era impossibile distinguerla in quella nube di gocce che viaggiavano a grande velocità. Era la fine del viaggio di quella gocciolina.

E’ una fredda mattinata in città e il sole sta sciogliendo la neve sui tetti. Le gocce, raccolte dalla grondaia di una palazzina, scendono lungo un tubo per poi lentamente gocciolare dall’estremità del tubo stesso sul marciapiede, a pochi centimetri da terra. Da quando si è rotta, nessuno ha mai sistemato quella vecchia grondaia. Tra tutte le gocce che cadevano ce n’era una particolare, sembrava essere  la prima di quella mattina e fu lei a creare un rivolo…

 

                                                                                         Raffaele Ferrari 5 AE

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