Visita d’istruzione Dachau, Norimberga, Berlino.

foto Dachau foto Dachau 2Il giorno 2 novembre 2015 noi, ragazzi delle classi quarte e quinte dell’ISIS “Città di Luino- Carlo Volontè”, accompagnati dai docenti Annunziata Mafrica, Armando Lepore, Giuseppe Parietti, Antonio Cuomo, Paola Esposito, Gianluca Bianchi e Daniela Sergi, siamo partiti per la Germania.

La visita prevedeva una sosta a Dachau nel pomeriggio del 2, il pernottamento a Norimberga, la visita della città il giorno seguente e il trasferimento a Berlino per i restanti giorni.

Siamo arrivati a Dachau e nel primo pomeriggio abbiamo visitato il campo di concentramento.

È conosciuto nel mondo perché fu il primo campo nazista aperto il 22 marzo 1933, dove furono trasferiti  soprattutto politici antifascisti  e solo in minima parte ebrei. La prima cosa che si notava era il cancello con la scritta “ARBEIT MACHT FREI”, che significa “Il lavoro rende liberi”. Questa frase dava speranza ai deportati, ignari di tutto ciò che in realtà li attendeva. Abbiamo avuto modo di ripercorrere i loro passi, visitando il museo che simulava il loro percorso, dal momento in cui entravano per la prima volta nel campo, al momento in cui veniva loro consegnata la “divisa”. Prima di tutto, venivano privati di ogni loro bene, come documenti, lettere, fotografie, tutto ciò che  dava loro un’identità. Venivano poi spogliati, lavati, rasati e gli consegnavano il loro “pigiama a righe”, contrassegnato da un numero, il loro nuovo nome. Da quel momento in poi divenivano  parte integrante del campo di concentramento. Quello di Dachau non era un campo di sterminio, gli uomini venivano sfruttati in lavori massacranti ed erano affetti da malattie, che a noi possono sembrare banali, ma che per loro deboli ed emaciati erano fatali.

È stata un’esperienza  toccante, sentita e sicuramente formativa, soprattutto perché la guida, una donna italiana residente in Germania da diversi anni, è stata in grado di trasmetterci parte  delle emozioni  provate dalle migliaia di persone deportate in quel campo.

Questa esperienza è poi continuata a Berlino: qui siamo rimasti più giorni, abbiamo visto i frammenti di muro rimasti e ci siamo immedesimati nei sentimenti delle persone che tentavano di superarlo; abbiamo visitato il Museo degli Ebrei Tedeschi.

E’ stata una visita molto istruttiva, che ci ha comunicato forti  emozioni, ma  è stata anche  l’occasione per stare insieme, stringere nuove amicizie con i compagni delle altre classi  e chiacchierare davanti ad una buona birra.

 

Verdiana e Giada,  IV SIA

 

Alcune riflessioni di altri compagni e compagne:

 

… Dormivano ammucchiati, spesso anche in un solo letto, al freddo, solo con le loro vestaglie a righe che li distinguevano per razza e per appartenenze sociali. Quello che forse non tutti sanno è che lì non vi erano deportati solo ebrei ma anche persone disabili, omosessuali, testimoni di Geova, malati di mente, politici di ogni età, dai bambini alle donne agli anziani. Abbiamo visto delle fotografie e dei documenti originali delle persone che sono state portate lì e delle stanze dove avvenivano delle torture molto crudeli che sfinivano gli animi e rompevano le ossa. Si poteva percepire l’ odio e captare quanto male era voluto alle vittime dell’olocausto.

Abbiamo fatto una  esperienza molto interessante,  istruttiva e intensa che ci ha permesso di capire meglio perché tutti gli anni ricorre il giorno della memoria e quale sia la sua vera importanza.

Possiamo sicuramente pensare  che noi oggi siamo fortunati, perché nessuno di noi ha veramente mai saputo cosa voglia dire patire la fame, il freddo, la sete e soprattutto cosa significhi sentirsi una nullità, privati di personalità, di parola e di umanità. Siamo esseri umani e come tali dobbiamo comportarci  con rispetto di tutto e di tutti.

 

… Personalmente non ero mai andata in un posto come questo, che ti fa riflettere molto sul dolore che devono aver provato quelle persone. Ma  la cosa che fa più pensare è che chi ha fatto queste cose era uomo anche lui, una persona come le  vittime di questa crudeltà.

 

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